Corpo & Linguaggio


Il corpo parla in modo diretto e preciso, molto più delle parole che usiamo per descrivere i nostri pensieri. Talvolta, quando desideriamo nasconderci dietro un fitto intreccio di discorsi, accade che un gesto, il tono della voce, gli occhi o lo sguardo mettono a nudo pensieri e sentimenti senza chiederne il permesso.

Il linguaggio del corpo, conosciuto anche come "comunicazione non verbale", ha un peso decisivo nella comunicazione quotidiana. Si stima che il corpo sia determinante in almeno il 70% del messaggio trasmesso. Il linguaggio, dunque, rappresentano solo una piccolissima parte della comunicazione che si alimenta, continuamente, di silenzi e di respiro, di sensazioni corporee sottili e vibrazioni gestuali. Le forme espressive del corpo vivono di vita propria e si attivano, quasi sempre, al fuori del nostro controllo cosciente.

Quando proviamo un'emozione - incontrando una persona - il corpo manifesta ciò che sente con una postura, una distanza, una espressione del viso. I segnali partono dal nostro corpo e sono interpretati dal cervello di chi li riceve in modo del tutto inconscio.

Questo processo circolare costruisce un ambiente sensoriale nel quale nasce e si sviluppa la conversazione fatta anche di linguaggio e dove il nostro "linguaggiare" ed "emozionare" sono interlacciati.

Capire i meccanismi che regolano la comunicazione non verbale significa, dunque, entrare nel cuore del comunicare, aprire la strada a quel mondo sconosciuto di messaggi che sono al di là della nostra sfera di conoscenze consapevoli.

Il linguaggio del corpo manifesta naturalmente l'emozione che esprimiamo in quel momento connotata dal “sentimento” con cui è connessa. E’ un sistema in gran parte inconscio e normalmente consiste in un complesso di re-azioni, azioni automatiche, del tono muscolare, dell'atteggiamento corporeo, della mimica del viso e del gesto, della distanza tra i corpi e dell'uso dello spazio, contenitore del tutto.

In questo contesto per linguaggio intendiamo un sistema di segni condivisi ed è necessario chiarire quali segni si osservano e quale valore si attribuisce loro, in quanto ogni cultura attribuisce a ciascun segno un significato del tutto arbitrario che può variare molto e anche contraddirsi.

Occorre ricordare che prima si viene visti e poi sentiti. Analizzando la dinamica percettiva risulta che circa il 70% dell'informazione che raggiunge la corteccia cerebrale giunge dagli occhi, contro il 15% che proviene dall'udito. La moderna scienza della comunicazione non verbale ha permesso di identificare con precisione l'espressione che lo sguardo assume quando siamo in collera o abbiamo paura; quando ci sentiamo tristi o felici.

Il Corpo, dimora delle emozioni

L'emozione si muove in tre dimensioni. Il suo spazio espressivo è il corpo. Là sceglie dove manifestarsi e dare posizione alla sua necessità d'essere. Le emozioni provocano spostamenti di masse d'energia, da un punto all'altro dell'universo corporeo. Sono il rossore in viso, il nodo allo stomaco, la luce degli occhi, che brillano come diamanti nella notte. La gamma degli abiti emotivi si modula in un'ampia varietà di forme, ma ha solo quattro note di base: gioia, tristezza, rabbia e paura.

La combinazione chimica di queste componenti genera creature miste, che fluiscono o divampano con altre etichette distintive. La forza dell'energia conduce le emozioni da un estremo all'altro delle possibilità vitali. Ad un capo del filo la tensione è alla massima potenza; all'estremo opposto, non si avverte quasi nulla. La pancia può essere dolcemente calda e il respiro ampio e completo. Quando siamo pieni di felicità fino all'orlo, tutte le porte del corpo sono aperte per far entrare l'ossigeno necessario.

C'è bisogno di aria per alimentare l'energia dell'emozione. Dopo che ci siamo ben riempiti i polmoni, con le spalle dritte e gli occhi che luccicano, ha inizio la restituzione della nostra creatura. Chi è accanto a noi, senza che la volontà faccia alcun passo, riceve l'energia che abbiamo prodotto e ne fa qualcosa per sé.

L'emozione non la vediamo, non la pensiamo: la sentiamo.
Eppure c'è chi sostiene di aver poco a che fare con la corporeità delle emozioni. Pare che per qualcuno esistano solo nella testa, come fossero esperienze vissute e raccontate da altri. Quando sentite dire "c'è la paura", invece di "sento paura", allora avete di fronte la distanza dall'emozione. L'hanno presa come una sfera di cristallo, per metterla davanti agli occhi e poi vedere cosa c'è dentro. Non c'è nulla da vedere, perché l'emozione è l'ultima delle scatole cinesi. E' movimento, energia, fuoco, elettricità, vorticare di particelle e nulla più. Chiudere la porta in faccia alle emozioni è maleducato e pericoloso e, in ogni caso, trovano sempre una strada per ripresentarsi e quando se la prendono a male, producono danni incalcolabili.
L'alessitimia , un disagio che porta a disconoscere le emozioni, si propaga come un virus, confonde le emozioni una con l'altra fino a fare dimenticare il loro nome proprio. Così la tristezza diventa ansia, la paura diventa stanchezza e chissà che altro. Con l'abitudine a questi enigmi, non si sa più che pesci pigliare e l'emozione davvero non ha più voce. L'energia trova comunque un viottolo per uscire allo scoperto.

Fa passare la fame, fa venire il prurito, la gastrite, il mal di testa e tanti altri amici che ci tengono compagnia. Molti individui hanno l'idea fissa di controllare e di gestire le emozioni. Una fatica totalmente inutile. E' più semplice lasciare che ci aiutino a raggiungere i nostri desideri. Le emozioni sono segnali di qualcosa che accade nel corpo. Indicano la direzione da prendere e sanno qual è il nostro bene, molto meglio di noi.