La mente occidentale accoglie la saggezza orientale.
La meditazione, l’osservazione della natura della mente libera dai pensieri condizionati, e’ un qualità fondamentale della cultura orientale, sviluppata con ottimi risultati soprattutto nella pratica del buddismo.
“La meditazione non è un metodo indiano, non è una semplice tecnica, ha insegnato Osho Rajneesh, Maestro di Realtà illuminato apparso in India nella seconda metà del secolo scorso - Non la si può apprendere.
E’ una crescita: una crescita della tua vita globale, il frutto di tutta una vita. La meditazione non è qualcosa che può venirti data, così come sei. Può solo sorgere in te grazie a una trasformazione di fondo, a un mutamento.
E’ una fioritura, una crescita. La crescita avviene sempre partendo dalla totalità, non è mai una cosa in più. Come l’amore, non può venirti data dall’esterno: cresce in te, dalla tua totalità. Devi evolvere verso la meditazione[1]”.
L’ autoindagine , la ricerca sulle logiche dell’esperienza e’ una caratteristica specifica del modo di pensare occidentale, applicata sia al mondo esterno e visibile (scienza e tecnologia) che a quello interno ed invisibile (psicologia e processi di sviluppo personale).
.jpg)
L’autoindagine è una pratica capace di facilitare la consapevolezza del Sé che fu raccomandata da Sri Ramana Maharshi, uno tra i più grandi Maestri Spirituali apparsi in India nella prima metà del ‘900.
“Egli suggerì diversi metodi e per favorire questo processo ci si poteva chiedere: "Chi sono io?", oppure: "Da dove viene questo io?" ma lo scopo ultimo era di essere continuamente consapevoli dell"'io" che presume di essere responsabile di tutte le attività del corpo e della mente.

