
Tilopa (928 - 1009) è conosciuto più col suo nome tibetano che col suo nome originale sanscrito di Talika.
Nato in una famiglia di brahmini a Pataliputra fu ordinato monaco buddhista e divenne abate nel monastero di Somapura. Secondo un'altra tradizione si stabilì invece a Visnunagara dove fu produttore di olio di sesamo.
Fu maestro di Naropa che divenne il suo successore e portò in Tibet i suoi insegnamenti. Una delle frasi più celebri attirbuitegli è: "Il problema non è il piacere, il problema è l'attaccamento."
Dal "Canto di Mahamudra" di Tilopa. Il Mahamudra è l'insegnamento spirituale e il percorso realizzativo della scuola buddhista-tibetana Kagyu, iniziata proprio da Tilopa, nella quale rientrano il suo allievo Naropa, Marpa il Traduttore e il suo celebre allievo Milarepa.
Il Vuoto non ha bisogno di supporto
Senza compiere alcuno sforzo, restando sciolti e naturali, è possibile spezzare il giogo, e ottenere la Liberazione.
Se, guardando nello spazio, non si vede nulla, e se, allora, con la mente si osserva la mente, si distrugge ogni distinzione e si raggiunge la Buddhità.
Le nubi che vagano per il cielo non hanno radici, non hanno casa; e così sono anche i pensieri discriminanti che attraversano la mente.
Quando si è vista la mente universale, ogni discriminazione cessa.
Nello spazio nascono forme e colori, ma lo spazio non è macchiato né dal bianco né dal nero.
Dalla mente universale emerge ogni cosa, ma essa non è macchiata né dai vizi né dalle virtù.
L'oscurità dei secoli non può velare lo splendore del sole; le lunghe ere del samsara [il ciclo delle nascite, morti e rinascite] non possono nascondere la chiara luce della Mente.
Benché ci si serva di parole per spiegare il Vuoto il Vuoto in quanto tale è inesprimibile.
Benché si dica che "la Mente è una luce brillante", essa è al di là di ogni parola e simbolo.
Benché la sua essenza sia il Vuoto,essa abbraccia e contiene ogni cosa.
Non fare nulla col corpo, rilassati; chiudi stretta la bocca e resta in silenzio; vuota la mente e non pensare a nulla,
Come un bambù cavo, lascia che il tuo corpo riposi a suo agio,
Senza dire né prendere, metti a riposo la mente,
Mahamudra è come una mente che non si attacca a nulla e praticando in questo modo, col tempo raggiungerai la Buddhità.
La pratica di mantra e paramita [le virtù buddhiste], la conoscenza dei sutra e dei precetti, gli insegnamenti delle scuole e delle scritture non valgono a produrre la consapevolezza della verità innata; perché la mente che, piena di desiderio, insegue un fine non fa che nascondere la luce.
[...] Desisti da ogni attività, abbandona ogni desiderio; lascia che i pensieri salgano e scendano a loro piacimento, come onde dell'oceano.
Colui che non viene mai meno al non-dimorare, ne al principio di non-distinzione, adempie ai precetti tantrici.
Colui che abbandona il desiderio e non si attacca a questo o a quello, coglie il vero significato contenuto nelle scritture.
[...]
Trascendere la dualità è il punto di vista regale; domare le distrazioni è la pratica regale;
[...]
Se, sciolto e senza sforzo, ti mantieni nella naturalezza, presto otterrai Mahamudra e raggiungerai il non-raggiungimento.
Taglia la radice di un albero e le foglie appassiscono; taglia la radice della mente e il samsara cade.
[...]
Chi si aggrappa alla mente non vede la verità che sta oltre la mente.
Chi si sforza di praticare il Dharma [l'insegnamento] non trova la verità che è al di là della pratica.
Per conoscere ciò che è al di là sia della mente che della pratica bisogna tagliare di netto la radice della mente e, nudi, guardare; bisogna abbandonare ogni distinzione e restare rilassati.
Non bisogna dare né prendere, bensì restare naturali:
Mahamudra è al di là dell'accettazione e del rifiuto.
[...]
La comprensione suprema trascende questo e quello.
L'azione suprema unisce grande ingegnosità e assoluto distacco.
La realizzazione suprema consiste nel comprendere l'immanenza senza speranza.
Dapprima la mente del praticante precipita come una cascata; a metà strada, come il Gange fluisce lenta e placida; alla fine è un vasto oceano, in cui la luce del figlio e quella della madre si fondono".

